ascolta l’intervista completa realizzata da Beppe Tuoto su Ciesse Radio Canarie
Viviamo nell’epoca della connessione permanente. Siamo raggiungibili ovunque, rispondiamo ai messaggi mentre camminiamo, lavoriamo spesso anche fuori dall’orario d’ufficio e, paradossalmente, facciamo sempre più fatica a concederci qualche ora di autentica quiete. Il risultato non è soltanto la stanchezza. È una forma più sottile di affaticamento: quella che ci porta ad andare avanti per inerzia, perdendo lentamente il contatto con noi stessi.
Non sorprende, allora, che negli ultimi anni stia crescendo l’interesse verso esperienze che invitano a rallentare. Non per fuggire dalla realtà, ma per ritornare ad abitarla con maggiore consapevolezza. I ritiri dedicati al benessere rappresentano uno dei fenomeni più interessanti di questa nuova sensibilità: luoghi dove il tempo cambia ritmo e il silenzio torna ad avere un valore.
È un cambiamento culturale prima ancora che personale. Per molto tempo abbiamo identificato il riposo con il lusso o con l’ozio. Oggi, invece, sempre più persone iniziano a considerarlo una forma di prevenzione e di cura. Fermarsi non significa rinunciare ai propri obiettivi; significa evitare che il prezzo del successo sia il progressivo esaurimento delle proprie energie.
Da questa riflessione nasce anche “Ritorno all’Essenza”, il ritiro proposto dall’Accademia di Emozionologia®, che si svolge immerso nella natura delle colline umbre. Più che un semplice weekend dedicato al relax, il percorso è stato pensato come un’occasione per interrompere il rumore della quotidianità e riscoprire uno spazio di ascolto attraverso pratiche di consapevolezza, meditazione, lavoro sulle emozioni e contatto con la natura.
Il tema, in fondo, riguarda tutti noi. Quante volte ci accorgiamo del nostro stato emotivo soltanto quando il corpo inizia a rallentare al posto nostro? Tensioni muscolari, sonno disturbato, difficoltà di concentrazione, irritabilità: piccoli segnali che spesso vengono archiviati come conseguenze inevitabili di una vita intensa. Eppure raccontano qualcosa di più profondo. Ci ricordano che non siamo progettati per restare costantemente in allerta.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più preziosi di esperienze come queste: offrire un contesto in cui non è richiesto fare, dimostrare o produrre. Per qualche giorno si torna semplicemente ad ascoltare: il respiro, il corpo, ipropri pensieri, quelle emozioni che, nella frenesia quotidiana, rimangono spesso in sottofondo.
Non serve vivere una crisi per comprendere il valore di una pausa. A volte basta il desiderio di ritrovare lucidità, energia e presenza. In un luogo dove la natura detta il ritmo delle giornate e il silenzio non mette a disagio, ma accompagna.
Forse il vero benessere non consiste nell’aggiungere continuamente qualcosa alla nostra vita, ma nell’avere il coraggio di togliere, almeno per un momento, tutto ciò che ci allontana dalla nostra essenza. E, in un tempo che misura il valore delle persone dalla loro produttività, concedersi di rallentare può diventare uno degli atti più rivoluzionari che possiamo compiere.
Klaudia Fliegelova – fondatrice di Emozionologia®













