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Tra titoli allarmistici e realtà normativa, la proposta europea apre un nuovo scenario per seconde residenze e aree ad alta pressione abitativa. Ma oggi non esiste alcun blocco generalizzato agli acquisti da parte di stranieri o non residenti.

Il 9 settembre 2026 la Commissione Europea ha presentato l’Affordable Housing Act, una proposta che introduce un quadro comune entro il quale le autorità nazionali, regionali o locali potrebbero intervenire nelle cosiddette areas under housing stress, cioè nei territori nei quali disponibilità e accessibilità delle abitazioni risultano particolarmente sotto pressione.

La notizia ha rapidamente generato interpretazioni molto più drastiche: “stop alle seconde case”, “stretta sugli stranieri” e persino l’ipotesi che acquistare un immobile alle Canarie possa presto diventare impossibile.
Titoli certamente efficaci per attirare l’attenzione. Molto meno per comprendere cosa stia realmente accadendo.


Cosa prevede realmente la proposta europea


Il primo elemento da chiarire è essenziale:
oggi non esiste alcun divieto generalizzato per stranieri o non residenti che vogliano acquistare un immobile alle Canarie.
Il nuovo quadro europeo potrebbe invece consentire alle autorità competenti di intervenire, in determinate aree sottoposte a comprovata pressione abitativa, su fenomeni come seconde residenze, affitti di breve durata, immobili inutilizzati e altri utilizzi diversi dalla residenza principale.
Non automaticamente, però.


Le amministrazioni dovrebbero dimostrare l’esistenza del problema e che le eventuali misure siano necessarie, proporzionate e adeguate alla specifica realtà territoriale.
Inoltre, eventuali condizioni relative all’acquisto non potrebbero essere applicate retroattivamente.
E soprattutto si tratta, allo stato attuale, di una proposta europea e non di un divieto già operativo.


Non è un problema esclusivamente canario


Questo aspetto merita particolare attenzione.
La pressione abitativa non rappresenta un’anomalia delle Isole Canarie.
Il fenomeno interessa numerose città europee, aree metropolitane, isole e destinazioni turistiche ad elevata domanda immobiliare, dove il rapporto tra turismo, seconde case, affitti brevi e disponibilità di abitazioni per i residenti è già da tempo al centro del dibattito politico.


Barcellona, Parigi, Berlino o Venezia sono soltanto alcuni degli esempi più conosciuti.
Interpretare quindi la proposta europea come una misura specificamente indirizzata contro il mercato immobiliare delle Canarie — o utilizzare questa lettura per sostenere che altre destinazioni europee siano necessariamente esenti da analoghe evoluzioni normative — rischia di essere fuorviante.


E cosa potrebbe accadere alle Canarie?


Il Gobierno de Canarias ha accolto con interesse l’iniziativa europea e ritiene che una parte significativa dell’Arcipelago possa presentare caratteristiche riconducibili alla pressione abitativa.
Ma anche in questo caso è opportuno distinguere tra orientamento politico e normativa effettivamente applicabile.
La proposta europea non introduce automaticamente restrizioni legate alla nazionalità dell’acquirente e non dichiara l’intero Arcipelago soggetto a limitazioni.
Qualunque futuro intervento dovrebbe essere giustificato sulla base di dati concreti e delle condizioni previste dalla normativa.


Nessun allarme, ma il quadro sta cambiando


Evitare il sensazionalismo non significa ignorare ciò che sta accadendo.
La direzione del dibattito europeo appare piuttosto chiara: nelle destinazioni caratterizzate da elevata pressione abitativa la regolamentazione del mercato immobiliare potrebbe diventare progressivamente più articolata.
Per chi sta valutando un investimento questo rappresenta un elemento da considerare già oggi.
Non significa acquistare in fretta o comprare qualsiasi immobile temendo che domani non sia più possibile farlo.
Significa invece analizzare attentamente localizzazione, destinazione d’uso, normativa urbanistica, sostenibilità economica e prospettive dell’operazione, assumendo poi una decisione quando i fondamentali risultano corretti.
Perché anche attendere, quando il quadro normativo e il mercato stanno evolvendo, rappresenta una scelta.
E non necessariamente quella più vantaggiosa.


Informazione e strategia


La domanda per chi vuole investire non può quindi limitarsi a:
“Dove conviene comprare?”
Dovrebbe diventare:
“Cosa sto acquistando, dove, per quale utilizzo e con quale strategia nel medio-lungo periodo?”
Oggi non esiste una “fine delle seconde case alle Canarie” e non esiste uno “stop agli stranieri”.
Ma sarebbe altrettanto sbagliato sostenere che nulla potrà cambiare.
Il quadro europeo sta evolvendo e la qualità dell’informazione diventerà sempre più importante per distinguere opportunità reali, rischi effettivi e semplice sensazionalismo.

Perché quando si tratta di investimenti, creare paura serve soprattutto a generare click.
Comprendere correttamente ciò che sta cambiando serve invece a decidere prima e meglio.

Fabio Chinellato
Amministratore Unico di
InfoCanarie Promotion and Consulting S.L.
www.infocanarie.com

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