reportage e intervista di Antonella Pino d’Astore
Da un’isola all’altra. Dal Mediterraneo all’Atlantico.
Dal 1° al 10 ottobre ho attraversato una parte della Sardegna sud-occidentale seguendo territori, paesaggi e comunità legati al Cammino Minerario di Santa Barbara, portando idealmente con me i microfoni di Ciesse Radio Canarie.
Dal Museo del Carbone di Carbonia alla tonnara di Carloforte, fino alla cucina di Buggerru e alle Donne del Vino: il viaggio di Ciesse Radio Canarie nel Sulcis-Iglesiente racconta una Sardegna che, attraversando il Mediterraneo e l’Atlantico, trova sorprendenti punti di contatto con le Isole Canarie.
Un viaggio che venerdì scorso è arrivato in radio attraverso tre incontri: Mauro Villani, direttore del Museo del Carbone nella Grande Miniera di Serbariu a Carbonia; Claudio, alla tonnara di Carloforte; e Rossella Cavassa, ristoratrice del San Nicolò di Buggerru e socia dell’associazione Le Donne del Vino.
Tre voci diverse, tre modi di raccontare un territorio. Ma soprattutto tre tappe di una Sardegna che, osservata dalle Canarie, appare meno lontana di quanto suggeriscano i chilometri.


Sardegna e Canarie: due arcipelaghi, molte storie che si incontrano
Durante le trasmissioni ho detto che Ciesse Radio Canarie aveva idealmente “varcato l’oceano”.
Il punto di partenza del reportage è stato proprio questo: raccontare la Sardegna a chi vive alle Canarie cercando non soltanto le differenze, ma anche le connessioni tra due mondi insulari.
I punti di contatto emergono nella storia, nelle contaminazioni linguistiche e culturali, nell’agricoltura, nella viticoltura, nella relazione quotidiana con il mare e persino nel modo in cui oggi le isole cercano di trasformare il proprio patrimonio in esperienza turistica.
Sono territori nei quali l’insularità non rappresenta necessariamente un limite. Può diventare identità.
Ed è proprio camminando nel Sulcis-Iglesiente che questa identità si manifesta con particolare forza.
Il Cammino Minerario di Santa Barbara: camminare dentro la memoria
Il Cammino Minerario di Santa Barbara attraversa il grande patrimonio minerario, paesaggistico e culturale del Sud-Ovest della Sardegna.
Non è semplicemente un itinerario escursionistico.
È un viaggio dentro una memoria collettiva fatta di miniere, villaggi, sentieri percorsi dai lavoratori, coste, comunità, tradizioni e trasformazioni economiche.
Lungo questo percorso Buggerru, Carbonia e Carloforte diventano luoghi nei quali fermarsi non soltanto per osservare, ma per ascoltare.
Ed è dalle persone incontrate che il territorio comincia davvero a raccontarsi.
Carbonia, sotto terra per comprendere la vita dei minatori
Alla Grande Miniera di Serbariu incontro Mauro Villani, direttore del Museo del Carbone.
Qui la storia industriale non è qualcosa da osservare soltanto attraverso fotografie e documenti.
Si entra fisicamente nella memoria.
Villani racconta che l’estrazione industriale del carbone nel territorio risale alla metà dell’Ottocento e che negli anni Trenta, con l’aumento della produzione nazionale, nacque la grande miniera di Serbariu.
Il museo ricostruisce l’evoluzione dell’estrazione carbonifera e permette di comprendere parallelamente l’evoluzione delle condizioni di lavoro.
Una parte particolarmente suggestiva della visita è il percorso sotterraneo: poco meno di un chilometro nel quale il visitatore può avvicinarsi agli ambienti e alle tecniche che hanno accompagnato diverse epoche della miniera.
Ma Serbariu racconta soprattutto persone.
Nel momento di massima occupazione vi lavoravano circa 18.000 persone provenienti da diverse parti d’Italia. Carbonia stessa nacque tra il 1937 e il 1938 anche per rispondere alle esigenze abitative e logistiche generate dalla miniera.
Per questo il Museo del Carbone è oggi qualcosa di più di un museo industriale.
È un luogo di memoria.
Una memoria che Villani considera particolarmente importante trasmettere alle nuove generazioni, anche attraverso le numerose visite scolastiche.

Carloforte, dove il tonno rosso ha una carta d’identità
Dal sottosuolo al mare.
A Carloforte il racconto cambia completamente scenario, ma continua a parlare di lavoro, tradizione e identità.
Entrare nella tonnara significa scoprire quanto sia complesso il percorso che accompagna il tonno rosso, il Bluefin, dal momento della cattura fino alla commercializzazione.
Claudio mi accompagna nella zona di sbarco e lavorazione e racconta un sistema estremamente regolamentato.
Il pesce viene pesato intero alla presenza degli organismi di controllo, quindi eviscerato e successivamente trasferito nelle celle.
Ogni cattura è accompagnata da una sorta di “carta d’identità”, una documentazione che segue il tonno durante le successive lavorazioni e fino alla destinazione finale.
Ristorazione, pescheria o conservazione: la tracciabilità accompagna il prodotto lungo tutta la filiera.
Anche la lavorazione conserva tempi precisi. Il tonno destinato alla conservazione può essere lasciato maturare prima delle successive fasi di lavorazione e sterilizzazione.
Ma il dato che colpisce maggiormente riguarda il lavoro.
Durante la stagione della pesca, secondo quanto raccontato nel corso dell’intervista, nella tonnara possono essere impegnate circa quaranta persone, tra preparazione e sistemazione delle reti, ancoraggi, pesca quotidiana e operazioni di fine stagione.
La tonnara diventa così non soltanto testimonianza di una tradizione marinara, ma attività economica ancora profondamente legata alla comunità.

A Buggerru il territorio arriva nel piatto
A Buggerru il viaggio cambia ancora linguaggio.
Questa volta il territorio si racconta attraverso il cibo e il vino.
Sulla spiaggia di San Nicolò incontro Rossella Cavassa, ristoratrice del Ristorante San Nicolò e socia dell’associazione Le Donne del Vino.
La sua cucina mette insieme Buggerru, la Sardegna e le origini carlofortine della famiglia.
Nel ristorante i prodotti locali diventano racconto: il tonno rosso di Carloforte incontra cipolle caramellate, pomodoro, galletta carlofortina, alloro e cetriolo; le verdure arrivano da un produttore della zona e seguono la stagionalità.
Anche il vino diventa uno strumento per leggere il territorio.
Rossella ricorda un evento realizzato insieme alle Donne del Vino durante il quale piatti della tradizione sono stati abbinati a vini sardi, tra cui espressioni del Carignano e del Cannonau.
Dietro la degustazione c’è però anche un’altra storia.
Quella delle donne che lavorano nel vino, nella ristorazione e nelle imprese familiari.
Per Rossella far parte delle Donne del Vino significa incontrare altre imprenditrici che hanno ereditato attività familiari, le hanno trasformate, innovate e hanno introdotto un nuovo modo di raccontarle.
In Sardegna, spiega, l’associazione conta circa un centinaio di socie.
Una rete che cresce e che cerca di far conoscere non soltanto il vino, ma anche il ruolo femminile all’interno di questo mondo.
Dal Carignano alla viticoltura delle Canarie
È proprio il vino a creare uno dei ponti più immediati tra Sardegna e Canarie.
In entrambi gli arcipelaghi la viticoltura è strettamente legata al paesaggio, alle condizioni ambientali e all’identità delle comunità.
Cambiano i vitigni, i terreni, le tecniche e le storie, ma rimane la stessa capacità di trasformare una produzione agricola in racconto del territorio.
Nel Sulcis il Carignano accompagna il viaggiatore tra vigneti, piccoli centri e paesaggi mediterranei. Alle Canarie la vite disegna invece territori vulcanici e racconta secoli di adattamento dell’uomo all’ambiente insulare.
Due paesaggi diversi che utilizzano il vino come linguaggio identitario.

Le parole che attraversano il mare
Esistono poi connessioni meno evidenti.
Sono quelle custodite dalle parole.
Secoli di incontri e dominazioni hanno lasciato nella cultura sarda tracce linguistiche iberiche che ancora oggi emergono nel parlato e nei nomi.
E lungo un cammino compare una parola particolarmente evocativa: posada.
Locanda, luogo di sosta, rifugio.
Una parola che sembra fatta apposta per chi viaggia lentamente.
Perché un cammino è anche questo: partire, fermarsi, incontrare qualcuno e riprendere il viaggio.
Da isola a isola, il viaggio continua
Il mio viaggio in Sardegna dal 1° al 10 ottobre non è stato soltanto un itinerario geografico.
È diventato un percorso tra memoria industriale, mare, gastronomia, vino e persone.
Il Museo del Carbone di Carbonia racconta una comunità nata intorno alla miniera.
La tonnara di Carloforte racconta un sapere legato al mare che continua a generare lavoro.
Rossella Cavassa e le Donne del Vino raccontano invece una Sardegna contemporanea nella quale tradizione, impresa femminile, gastronomia e territorio possono diventare strumenti di futuro.
E il Cammino Minerario di Santa Barbara unisce idealmente questi racconti.
Percorrerlo significa scoprire che dietro il paesaggio esistono sempre persone.
Forse è proprio questo il punto di contatto più profondo tra Sardegna e Canarie.
Due realtà insulari geograficamente lontane, immerse in mari diversi, ma accomunate dalla necessità di custodire la propria identità mentre si aprono al mondo.
Da isola a isola, il viaggio di Ciesse Radio Canarie continua.
Antonella Pino d’Astore














