reportage di Antonella Pino d’Astore
All’Auditorium di Adeje l’Encuentro de Nacionalidades rilancia il progetto “Adeje Vive, Adeje Convive”: inclusione, rispetto e convivenza come valori per una comunità sempre più multiculturale.
Ad Adeje convivono persone provenienti da 123 nazionalità. Un dato che racconta più di una semplice presenza internazionale: racconta la trasformazione di un territorio diventato, negli anni, una comunità multiculturale nella quale persone nate ad Adeje e residenti arrivati da altri Paesi condividono quotidianamente gli stessi spazi, servizi e opportunità.
È questo il contesto nel quale si è svolto il 21 settembre, all’Auditorium di Adeje, l’Encuentro de Nacionalidades, nell’ambito del progetto “Adeje Vive, Adeje Convive”.
Una serata fatta di musica, danza, cultura e testimonianze, ma soprattutto di persone e di storie. Un appuntamento che ha portato sul palco alcune delle tante realtà che compongono oggi il tessuto sociale del municipio.
Il reportage realizzato durante la serata è andato in onda venerdì 25 settembre su CIESSE Radio Canarie.
“Voglio essere il sindaco di tutti”
Al centro della serata c’è stato anche il messaggio dell’alcalde di Adeje, che ha sintetizzato la propria idea di comunità con una frase particolarmente significativa:
“Quiero ser el alcalde de todo, sin exclusión”, voglio essere il sindaco di tutti, senza esclusioni.
Un’affermazione inserita in una riflessione più ampia sul modello di municipio che Adeje vuole costruire: un luogo nel quale la diversità venga considerata una ricchezza e non una fonte di conflitto.
Per l’alcalde, la convivenza non può però essere soltanto un principio astratto. Deve poggiare anche sulla possibilità concreta di vivere bene: servizi, spazi pubblici, abitazioni, scuole, sanità e infrastrutture capaci di rispondere alle esigenze di una popolazione profondamente cambiata.
È questa, secondo il sindaco, una delle grandi sfide che Adeje ha affrontato durante la propria trasformazione: da un municipio in crescita e aperto a nuove opportunità a una realtà nella quale la convivenza tra persone con origini diverse è diventata una questione centrale.

Da “Adeje Nuestro Pueblo” a “Adeje Vive, Adeje Convive”
Il progetto non nasce oggi.
Nel suo intervento, l’alcalde ha ricordato un percorso iniziato diversi anni fa, quando l’idea era quella di costruire un senso di appartenenza condiviso attraverso “Adeje Nuestro Pueblo”, con particolare attenzione proprio alla parola “Nuestro”, “nostro”.
Da quella prima esperienza è nato successivamente “Adeje Vive, Adeje Convive”, che oggi il Comune considera pronto per un nuovo impulso.
Il sindaco ha utilizzato anche l’esempio del Centro Cultural di Adeje: una struttura nata per rispondere a una determinata esigenza della comunità e che oggi, secondo la sua riflessione, deve essere rinnovata e adattata alle nuove necessità di chi vive nel municipio.
Il concetto è quello di una comunità che cambia e che, proprio per questo, deve continuare a costruire i propri spazi di incontro.
Nessuno deve essere escluso
Nel suo intervento, l’alcalde ha richiamato alcuni dei valori sui quali dovrebbe fondarsi il municipio: inclusione, rispetto, tolleranza e convivenza.
Un modello nel quale ciascuno possa mantenere i propri principi, la propria cultura e i propri valori senza che questo rappresenti un ostacolo alla partecipazione alla vita della comunità.
Il messaggio è stato esplicito: nessuno dovrebbe essere escluso per il colore della pelle, per le preferenze sessuali, per il modo di amare o per le proprie limitazioni.
L’obiettivo, ha spiegato il sindaco, è costruire un Adeje nel quale tutti possano trovare il proprio spazio.
Ed è proprio qui che l’Encuentro de Nacionalidades assume un significato che va oltre la dimensione della festa.
Le diverse comunità non vengono presentate soltanto attraverso le loro tradizioni, la musica, la danza o la gastronomia, ma come parte di una stessa realtà sociale.

La convivenza come risposta ai discorsi d’odio
La parte finale dell’intervento dell’alcalde ha assunto un tono ancora più attuale.
Il sindaco ha parlato di un momento caratterizzato da “enorme confusione” e dalla circolazione di messaggi e discorsi d’odio, alcuni anche molto sottili, capaci di alimentare divisioni e contrapposizioni nella società.
Di fronte a questo scenario, la risposta indicata è quella di difendere i valori della unità, della tolleranza, dell’inclusione e della solidarietà.
Non soltanto a parole, ma anche attraverso spazi e infrastrutture che rendano l’inclusione concreta ed effettiva.
È una riflessione che riporta il progetto “Adeje Vive, Adeje Convive” alla sua dimensione originaria: creare occasioni nelle quali persone diverse possano incontrarsi, conoscersi e riconoscersi come parte dello stesso territorio.
123 nazionalità, una comunità
La serata dell’Auditorium ha quindi rappresentato un momento di incontro, ma anche un’occasione per raccontare la realtà di un municipio profondamente internazionale.
Dietro il numero 123 nazionalità ci sono persone, famiglie, storie migratorie, scelte di vita e percorsi differenti.
E proprio le testimonianze raccolte durante l’evento hanno dato un volto concreto a quella pluralità.
La sfida, per Adeje, sembra essere quella indicata dallo stesso sindaco: trasformare la diversità da semplice caratteristica demografica in un valore condiviso della comunità.
Perché convivere non significa soltanto abitare nello stesso luogo.
Significa sentirsi parte dello stesso luogo.
Antonella Pino d’Astore















