Uno studio internazionale ha analizzato oltre 95.000 esemplari di patelle negli oceani Atlantico, Indiano e Pacifico.
La ricerca, realizzata con il contributo di istituzioni provenienti da Europa, Africa e Americhe.
La ricerca aveva l’obiettivo di valutare come le misure di protezione influenzino le dimensioni corporee di questo mollusco gasteropode marino, in relazione allo sfruttamento e alle specifiche condizioni locali.
I risultati mostrano che, sebbene le aree protette tendano a ospitare individui di dimensioni maggiori, le risposte variano in base alla specie, al contesto ecologico e ai processi locali, fattori che si sono rivelati più determinanti delle differenze tra le varie regioni studiate.
Nelle Isole Canarie, nel corso degli anni, è stata osservata una riduzione delle dimensioni di alcune specie, associata alla pressione dello sfruttamento.
I dati evidenziano quindi l’importanza di adattare le strategie di gestione alle singole specie e località, rafforzando il monitoraggio e considerando elementi come il reclutamento e le condizioni ambientali.
L’Istituto Universitario ECOAQUA dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria (ULPGC), attraverso il gruppo Biodiversità e Conservazione (BIOCON), ha partecipato a questo progetto internazionale che ha analizzato 95.809 esemplari di patelle appartenenti a 12 specie dei generi Cymbula, Patella e Scutellastra.
Centri di ricerca e istituzioni di Spagna, Portogallo, Sudafrica e Messico
Lo studio, realizzato con la collaborazione di università, centri di ricerca e istituzioni di Spagna, Portogallo, Sudafrica e Messico, mirava a determinare come la protezione marina, le caratteristiche dell’habitat e i fattori locali influenzino la struttura dimensionale delle popolazioni di patelle (lapas) a livello globale.
L’area geografica interessata dalla ricerca comprende:
Madeira, le Isole Canarie, il Mediterraneo occidentale e lo Stretto di Gibilterra (Isola di Alborán, Ceuta e La Línea), la costa pacifica del Messico (Jalisco e Nayarit) e il Sudafrica, nelle bioregioni di South Benguela e Agulhas.

Secondo Rodrigo Riera, “nelle Isole Canarie si è registrata nel tempo una riduzione delle dimensioni di alcune specie associata alla pressione dello sfruttamento”. I risultati, aggiunge, confermano la necessità di “adattare le strategie di gestione a ciascuna specie e località, rafforzando il monitoraggio e tenendo conto di fattori quali il reclutamento e le condizioni ambientali”.














