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di Luigi Cavaliere

Uno dei più vieti luoghi comuni, “Non esistono più le mezze stagioni”, esprime, in realtà, una grande verità, almeno per le allergie, che cominciavano, notoriamente, ad imperversare con l’arrivo della primavera e l’inizio della circolazione dei pollini. 

Allergie prima durano di più e colpiscono bambini

Ma l’aumento globale delle temperature – che non esiste, almeno a giudizio dei non pochi governanti del mondo, che hanno opinioni diverse dalla realtà e pretendono che a cambiare sia la realtà e non le loro opinioni – ha, tra i suoi effetti, anche quello di cambiare il calendario delle allergie ai pollini. 

E cosi, se fino a qualche decennio fa la maggior parte delle allergie respiratorie si concentrava in primavera, oggi la pollinazione di molte piante tende ad anticipare e a prolungarsi. La conseguenza è che le stagioni sono meno definite ed i sintomi delle allergie compaiono prima del previsto e durano più a lungo nel corso dell’anno, con periodi di pausa sempre più brevi e con effetti diretti sulla salute dei bambini, target elettivo delle allergie da pollini.

Cambiamento climatico, l’impatto sulle allergie

Uno degli effetti più evidenti del cambiamento climatico è, appunto, l’anticipo delle pollinazioni. Piante, che in passato iniziavano a rilasciare pollini a metà febbraio, oggi possono farlo già a gennaio o, in alcuni casi, persino durante il periodo natalizio.

Allo stesso tempo le stagioni allergiche tendono ad allungarsi. Le graminacee possono iniziare a pollinare settimane prima rispetto al passato e, in alcune annate, presentare anche una seconda fioritura a fine estate. Il risultato è una stagione allergica, che si estende progressivamente e che rende sempre più difficile individuare periodi realmente “liberi” dai pollini.

Allergie prima durano di più e colpiscono bambini

Questa trasformazione ha conseguenze importanti per la diagnosi, soprattutto nei bambini che spesso sono sensibilizzati a più pollini contemporaneamente. Quando le stagioni polliniche si sovrappongono, diventa, infatti, più difficile individuare il polline responsabile dei sintomi basandosi solo sulla storia clinica del bambino.

Ma al cambiamento climatico va anche addebitata la responsabilità della diffusione di specie vegetali allergeniche in aree dove in passato erano rare o assenti. Un esempio è l’ambrosia, originaria del Nord America, che negli ultimi decenni si è diffusa in molte zone d’Europa e oggi è responsabile di numerosi casi di allergia respiratoria.

L’aumento delle temperature, le variazioni di umidità e la maggiore frequenza di eventi meteorologici estremi possono, inoltre,  influenzare anche la presenza di muffe nell’ambiente. In alcuni casi si possono verificare fenomeni come la cosiddetta ‘asma da temporale’: durante temporali particolarmente intensi, i pollini possono frammentarsi e liberare nell’aria grandi quantità di particelle allergeniche, con possibili picchi di attacchi asmatici.

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