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Scomparso tre volte. L’infausto destino del “Fausto”

Il “Fausto” è probabilmente l’unica imbarcazione, nella storia della navigazione mondiale, ad essere scomparsa tre volte.

Anche se l’immaginazione ci porterebbe subito al Triangolo delle Bermuda, la storia che vi racconteremo è successa alle Canarie.

“Luz, tu sai che Dio ha voluto questo destino per me”. La frase era scritta sull’unica cosa che rimase del “Fausto”: un quaderno con tutte le pagine strappate, eccetto l’ultima.

Era il luglio del 1968, quando il Fausto, un piccolo peschereccio di La Palma, salpava per la vicina isola di El Hierro. Quello che successe dopo, tra la tragedia e il mistero, fu una catena di eventi degna della sceneggiatura di un film.

Il Fausto era un peschereccio di 14 metri di lunghezza, costruito con legno di pino dell’isola di La Palma.

Durante le celebrazioni della “Virgen del Carmen”, alcuni imprenditori dell’isola lo noleggiarono per trasportare nella vicina El Hierro alcune piante di banano.

Il Fausto attraccò a El Hierro, e dopo aver scaricato la merce, salpò nuovamente per far ritorno a La Palma, assieme a tre membri dell’equipaggio e ad una persona in più: Julio García Pino, che lavorava in una delle fincas di questi imprenditori ed era originario di La Palma.

García Pino voleva tornare a casa, ma avrebbe dovuto aspettare due giorni prima di poter prendere il prossimo traghetto.

Ma sua figlia era malata e quindi chiese “un passaggio” all’equipaggio del Fausto. Questo succedeva il 20 di luglio. Sarebbero dovuti arrivare alle 9,30 del giorno dopo, ma al porto di Tazacorte, non arrivarono mai.

Uscirono delle barche per cercare il Fausto, e anche un aereo militare. La disperazione dei familiari continuò fino al giorno 25.

Dopo quattro giorni, la nave frigorifero “Duquesa”, di bandiera inglese, informava la radio costiera di Tenerife, di aver avvistato casualmente un’imbarcazione lungo la rotta, a 96 miglia a ovest di Tazacorte.

Si trattava in realtà di una posizione insolitamente lontana. In ogni caso, gli inglesi rifornirono il Fausto di combustibile, acqua e vettovaglie, perché l’equipaggio del Fausto aveva deciso di riprendere autonomamente la rotta verso La Palma.

Dal Duquesa comunicarono le coordinate del Fausto ed in base a queste, se ne stimò l’arrivo per le 17,00 dello stesso pomeriggio.

L’entusiasmo per la notizia si diffuse alle Canarie e dal porto di Tazacorte si prepararono a riceverli: decine di persone, familiari e amici, mentre alcune barche uscivano per andargli incontro.

Ma alle 19,00, quelle stesse barche tornarono in porto senza il Fausto. Aspettarono, ma anche sei ore dopo, nessuna apparizione.

Il giorno dopo, quattro aerei militari decollarono in cerca dell’imbarcazione, diretti verso quelle coordinate che gli erano state comunicate dal capitano della Duquesa.

Il tempo era buono, ma né gli aerei, né gli altri mezzi preposti alla ricerca, riuscirono a trovare il Fausto.

Con il tempo, supposizioni e false notizie si diffusero su entrambi i lati dell’Atlantico (si erano persi? Erano scappati in Venezuela?). Alla fine, smisero di cercarli.

Nulla successe, fino al 9 ottobre, quindi tre mesi dopo.

Una nave cargo italiana, la Anna di Maio, della società armatrice Giovanni di Maio, salpata alcuni giorni prima dal Mediterraneo, inviò un messaggio alla radio corrispondente in Venezuela: “Radio Costiera di Trieste.

Oggi, 9-10- ore 10.54. Latitudine 23º0.3’. Longitudine 38º30’ (…) peschereccio Fausto, matricola TF 2-1268. Un marinaio morto. Nessun documento dell’imbarcazione né del marinaio ritrovato a bordo.

L’uomo è morto da diverso tempo. Ore 16.12, rimorchiamo l’imbarcazione a Puerto Cabello, Venezuela. Arrivo previsto 15.10. Capitano della Anna di Maio”.

Il macabro ritrovamento causò grande commozione e le notizie tornarono a scorrere e attraversare le frontiere. Ma questa storia, non era ancora finita.

Il giorno 11 ottobre, 48 ore più tardi, l’equipaggio italiano si accorse che il Fausto era colato a picco. Senza alcuna spiegazione apparente, il cavo del cargo italiano che rimorchiava il peschereccio si era sciolto.

L’imbarcazione spariva così per la terza volta. Le nuove ricerche non portarono a nulla.

Quando gli italiani arrivarono in Venezuela, consegnarono alcune carte, che non dissero di aver ritrovato nel Fausto, se non la seconda volta che parlarono con le autorità, quando informarono dell’affondamento.

Solamente un quaderno, con un’ultima pagina ancora intatta, mentre le altre erano state strappate.

Su questa pagina, Julio García Pino, aveva lasciato scritte alcune istruzioni per sua moglie, su come amministrare le sue proprietà, oltre a due frasi: “Non raccontare mai a Julìn (il figlio, nonché fratello della figlia ammalata per la quale aveva deciso di anticipare il suo rientro a La Palma, chiedendo passaggio all’equipaggio del Fausto), quello che mi è successo. Luz (la moglie), tu sai che Dio ha voluto questo destino per me”.

Le altre pagine del quaderno, come il resto dell’equipaggio, sparirono.

In molti hanno cercato risposte, attingendo anche a fonti militari. Ma alla fine, tutto sembra ricondurre ad una tragica combinazione di eventi, assolutamente e drammaticamente casuali.

Ancora oggi, c’è qualcuno che continua a lavorare, per mantenere viva la memoria, ed evitare che questa incredibile storia cada nell’oblio: www.elfausto.es

Libera traduzione della redazione (VT10/15)
©Riproduzione riservata

Fonti e foto:

http://www.abc.es/local-canarias/20141229/abci-fausto-tragedia-palma-201412281522.html

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