Origine, venerazione e tradizione della Virgen de la Candelaria, patrona delle Isole Canarie
Festa della Candelaria : Origine, venerazione e tradizione della Virgen de la Candelaria, patrona delle Isole Canarie, dal 1497 celebrata ogni anno il 2 di febbraio.
Attualmente, la festa della Vergine della Candelaria nelle Isole Canarie si celebra oltre al 2 febbraio anche il 15 agosto, nel calendario cattolico giorno dell’Assunzione della Vergine Maria.
Origine del rito.
La Candelaria è una delle cerimonie più antiche del mondo cristiano che seguiva i precetti della Legge Mosaica.
Nella tradizione ebraica le madri dovevano attendere quaranta giorni dopo il parto per purificarsi e, fino ad allora, non potevano presentare il bambino alle autorità religiose.
Questo rituale si concretizzava con l’offerta e la benedizione delle candele.
Se contiamo 40 giorni dal 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù, arriviamo al 2 febbraio.
Per la Chiesa Cattolica è uno dei primi riti dedicati alla Vergine Maria introdotto da Papa Gelasio I nel 496 e a Gerusalemme si celebrava con una processione con le candele accese nella Basilica del Santo Sepolcro, chiesa fatta costruire per ordine dell’imperatore Costantino per la festa dei Lupercales.
La festa è conosciuta e celebrata sotto vari nomi: la Presentazione del Signore, la Purificazione di Maria, la festa della Luce e la festa delle Candele, tutte espressioni che indicano Cristo come la luce del mondo presentata da sua madre nel Tempio e che giunge ad illuminare tutti come la candela, da cui deriva il nome Candelora.
La venerazione della Vergine Maria nella penisola iberica.
La Spagna, profondamente legata alla vocazione mariana, è il paese dove avvenne la prima apparizione mariana nel 40 d.C. all’apostolo San Giacomo il Maggiore a Saragozza.
Si trattò di un fenomeno di “bilocazione” in quanto Maria in quell’epoca viveva nell’antica Efeso (attuale Turchia occidentale) fino al 48 d.C. quando, secondo il dogma della Chiesa Cattolica Romana, alla fine della sua esistenza terrena assunse anima e corpo in Paradiso.
Le apparizioni mariane riconosciute dalla Chiesa nella penisola iberica sono le più numerose al mondo e non è un caso, quindi, che la Madonna dell’Immacolata sia stata nominata la santa patrona di Spagna e che molte istituzioni civili e militari considerino la madre di Gesù loro protettrice: la Virgen del Pilar per la Guardia Civil, la Virgen del Carmen per l’Armada, la Virgen de Loreto per l’Ejecito del Aire, Nuestra Señora del Perpetuo Socorro per il Cuerpo Militar de Sanidad e la stessa Inmaculada Concepción per l’Infanteria, il Cuerpo Eclesiástico del Ejército, del Cuerpo Jurídico Militar e della Farmacia Militar.
Ulteriore dimostrazione di quanto sia legata tuttora la Spagna alla devozione mariana la si trova nel nome femminile più diffuso nel territorio spagnolo dove per vocazione molte donne si chiamano Maria, Pilar (in relazione al Santuario del Pilar di Saragozza), Rocío (santuario del Rocío in Andalusia), Inmaculada Concepción con il diminitutivo di Inma o Concha o Conchita, Covadonga (con riferimento alla Virgen di Covadonga nelle Asturie), Socorro (in onore a Nuestra Señora del Perpetuo Socorro), Macarena ( riferendosi a María Santísima de la Esperanza Macarena Coronada di Siviglia).
La lista dei nomi legati alla devozione di Maria può proseguire con Dolores, Almudena, Lourdes, Rosario, África, Montserrat, Guadalupe, Victoria, Sagrario etc. etc. per soffermarci al particolare nome di Candela che serve da introduzione al nostro argomento sull’apparizione di Nuestra Señora de la Candelaria alla popolazione dei Guanches di Tenerife e che risale alla fine del 1400, quasi un secolo prima dell’arrivo dei conquistadores spagnoli quando le isole canarie non conoscevano ancora altre religioni, né tantomeno la massiccia evangelizzazione cristiana.
Le Isole Canarie e Nuestra Señora de la Candelaria.
Secondo la leggenda raccontata da Fray Alonso de Espinosa nel 1594, due pastori guanci stavano per rinchiudere il loro gregge di capre quando notarono una strana agitazione negli animali che non volevano rientrare nell’ovile ricavato in una grotta.
Cercando di capire il motivo di tale strano comportamento, i due ispezionarono la zona verso l’imbocco del barranco di Chimisay e notarono su una roccia, quasi in riva al mare, una statua di una donna, dalla pelle scura, con in braccio un bambino e che sembrava si muovesse.
Poiché ai guanches era vietato parlare o avvicinarsi alle donne in luoghi disabitati, uno dei pastori cercò di allontanarla affinché le capre potessero passare tirandole delle pietre, ma ad ogni tentativo gli si immobilizzava il braccio.
L’altro pastore decise allora di affrontarla e colpirla con un coltello, ma invece di pugnalarla, si infliggeva lui stesso delle ferite.
Spaventati, i due pastori fuggirono a Chinguaro, il palazzo-grotta del re Mencey Acaymo, per raccontargli l’accaduto, mostrando come prova le ferite e le braccia irrigidite.
Subito il Mencey si recò sul posto con altri suoi paritari e videro la donna misteriosa ancora lì, ferma ed impassibile di fronte a loro, tanto che nessuno osava toccarla.
Mencey Acaymo ordinò ai due pastori già feriti di prenderla in braccio e di portarla al palazzo e, al contatto con la statua, i due malcapitati furono miracolosamente guariti. Il re capì che quella donna con un bambino fosse qualcosa di soprannaturale e allora volle egli stesso trasportarla.
Dopo un certo percorso la figura si appesantì e il Mencey fu costretto a chiedere aiuto ad altri uomini per trasportarla e custodirla in una grotta vicino al suo palazzo.
Circa mezzo secolo dopo, un giovane di nome Antón Guanche, preso come schiavo dai conquistadores spagnoli e riuscito a fuggire e a tornare nella sua isola, riconobbe la Vergine Maria nell’immagine miracolosa.
Il rifugiato, convertito al cristianesimo dai frati spagnoli durante la schiavitù, con parole semplici seppe spiegare ai suoi simili cosa fosse quell’immagine miracolosa e descrisse loro la Vergine Maria come “La Madre che sostiene il cielo e la terra” (in Guanche: Axmayex Guayaxerax Achoron Achaman o Chaxiraxi).
Si decise allora di collocarla in un altro luogo, questa volta nella grotta di Achbinico (dietro l’attuale Basilica di Candelaria e oggi chiamata di San Blas), affinché fosse oggetto di ammirazione e venerazione per tutti.
Durante la conquista di Tenerife gli spagnoli si stupirono nel vedere che gli abitanti dell’isola riconoscevano e adoravano già la sacra immagine della Madonna e ciò, prodigiosamente, ben prima della loro stessa evangelizzazione e conversione.
Dopo l’identificazione iconografica della statua di Maria con l’evento biblico della Presentazione di Gesù Bambino e della Purificazione di Maria, nell’anno 1497 la celebrazione cominciò ad essere officiata con carattere mariano nella grotta-cappella di San Blas, quando Alonso Fernández de Lugo, Adelantado delle Canarie, fece celebrare il 2 febbraio la prima “Fiesta de las Candelas” in coincidenza con la Festa della Purificazione.
In precedenza, i Guanches celebravano una cerimonia pagana attorno all’immagine della Vergine durante la festa di Beñesmen nel mese di agosto. Questa era la festa del raccolto, che segnava l’inizio dell’anno.
Attualmente, la festa della Vergine della Candelaria nelle Isole Canarie si celebra oltre al 2 febbraio anche il 15 agosto, nel calendario cattolico giorno dell’Assunzione della Vergine Maria.
Si racconta poi che la statua fu rubata dagli spagnoli ma restituita dopo una pestilenza che fu attribuita come punizione del furto sacrilego.
Nel 1526 alla grotta di Achbinico venne edificato un santuario per i tanti miracoli interceduti dalla Madonna della Candelaria. Da questi primi tempi, dopo la colonizzazione, il culto della Vergine si diffuse in tutte l’arcipelago e si cominciarono a costruire chiese ed eremi dedicati a “La Candelaria”.
Dalle Isole Canarie la devozione si propagò in America: lo stesso Fernando Cortés era devoto a Nuestra Señora de la Candelaria e nel XVII secolo sarà proprio la notevole migrazione di molte famiglie delle Canarie in tutti gli angoli del Venezuela, della Colombia e dell’America Latina che trasmise il culto della loro Patrona come segno di identità: un fenomeno molto simile alla diffusione del culto di San Patrizio negli Stati Uniti ad opera degli emigranti irlandesi.
Per ingrandire e adeguare il santuario alla moltitudine di fedeli, il 2 febbraio 1672 fu consacrata la prima grande chiesa e il convento della Candelaria che però furono distrutti da un rovinoso incendio nel febbraio 1789.
I religiosi e i vicini riuscirono a salvare l’immagine della Vergine che fu deposta nuovamente nella grotta di San Blas dove rimase per 14 anni.
Nella notte tra il 6 e il 7 novembre 1826, un tremenda burrasca e alluvione trascinò in mare l’eremo, l’effigie della Vergine e parte del convento. Nonostante le imponenti ricerche a mare, la statua andò irrimediabilmente perduta e si decise di ordinare una nuova scultura lignea in sostituzione di quella scomparsa, opera che si può ammirare oggi nella Basilica della Vergine.
Grazie ad alcuni pittori canari del XVII secolo che ritrassero la statua perduta prima dell’inondazione del 1826, possiamo oggi conoscere le fattezze della statua perduta.
Uno di questi dipinti, probabilmente il piú importante, si trova in Italia nella parrocchia di Bonito, un piccolo comune dell’Irpinia dove nacque l’unico Capitan General de Canarias italiano, il duca Andrea Bonito-Pignatelli.

In segno di devozione alla Virgen de la Candelaria il nobile napoletano, al ritorno nel paese d’origine, portò con sé il ritratto di Nuestra Señora de la Candelaria eseguito nel 1742 dal celebre pittore canario Josè Rodríguez de la Oliva, detto anche“ El Moño”.
Attualmente una delle statue considerate più fedeli all’originale disperso è la cosiddetta “Virgen de Candelaria de Adeje”, un’immagine che ha suscitato molte polemiche tra alcuni ricercatori, i quali sostengono che questa potrebbe essere la scultura originale e non una sua copia posteriore.
Nonostante ciò, questa posizione, negata da gran parte degli scienziati, non è stata ancora dimostrata.
Allo stesso modo, nell’attigua cappella di San Blas, esiste un’altra copia fedele della statua primitiva, anche se questa è in bronzo anziché in legno, ma che dà un’idea di come doveva apparire l’antica scultura mariana.
Nel 1836 un processo liberale di confisca detto “desamortización” espulse il clero dai beni legati al santuario della Candelaria e solo nel 1860 gli edifici furono restituiti ai padri domenicani, ma in pessime condizioni.
Nel 1947 la diocesi di Tenerife promosse la costruzione di una chiesa monumentale degna del culto a cui si dedica e su progetto dell’architetto José E. Marrero Regalado (sue le costruzioni in S/C de Tenerife del Palacio Insular del Cabildo e del Mercado de Nuestra Señora de África) e nel 1959, a 3 anni dalla sua morte, la Basilica di Nuestra Señora de la Candelaria fu completata nella forma attuale.
La tradizione popolare e le celebrazioni mariane del 2 febbraio a Tenerife.
Lo scenario che si presenta quando Tenerife rende omaggio all’amata Vergine della Candelaria puó esser descritto come una celebrazione vibrante con un’atmosfera piena di riverenza e gioia, mentre i pellegrini provenienti da ogni angolo dell’arcipelago si riuniscono per festeggiare la santa patrona delle Isole Canarie, figura sacra e allo stesso tempo familiare che occupa un posto speciale nel cuore degli abitanti delle isole.
Un giorno prima della festa, il 1˚ febbraio, alle ore 19:30 la Basilica ospiterà la celebrazione dell’Eucaristia della Vigilia e la benedizione delle candele che saranno portate poi dai fedeli in una suggestiva processione notturna per tutta la città, illuminata solo dalle candele tenute nella mano sinistra e recitando tutti insieme un rosario dedicato alla Vergine Maria.

Il 2 febbraio, festa della Vergine della Candelaria, le strade sono adornate con decorazioni colorate e le processioni riempiono i viali mentre la statua della Virgen de las Candelas, viene portata a braccio con reverenza e devozione per le vie della fervente località in riva all’oceano, rinominata appunto Villa Mariana de Candelaria.
In Basilica si tengono diverse funzioni religiose e a mezzogiorno il vescovo di Tenerife presiede la solenne Eucaristia e la processione della Vergine della Candelaria attorno alla Plaza de la Patrona de Canarias.
Le festività si chiudono il 3 febbraio con la Processione di San Blas ( NdR San Biagio) e la sua statua viene portata in processione dalla Basilica all’attigua e omonima cappella dove i Guanches deposero inizialmente la statua originale della Madonna.
Nei giorni dei festeggiamenti si vivono rinnovati momenti di preghiera, gratitudine e unità in cui l’isola si ritrova per onorare la sua eredità spirituale e si trasforma in un quadro vivente, dipinto con i toni della devozione, della tradizione e dell’unità.
La Vergine della Candelaria, dagli isolani affettuosamente chiamata “La Morenita”, non è solo una figura di fede ma altresì un faro che illumina la storia, la cultura e il cammino spirituale di Tenerife.
Le celebrazioni sono dei fili che intrecciano il passato con il presente, collegando le generazioni in un arazzo di reverenza e amore.
Per coloro che in questo giorno speciale visitano Tenerife, sarà un’imperdibile occasione per lasciarsi travolgere da un vortice di festeggiamenti che celebrano il cuore e l’anima del patrimonio spirituale di quest’isola generosa.
Articolo del S.Tenente CC. Pil. cpl (r) Giuseppe Coviello
UNUCI – Sezione all’Estero Spagna / Is. Canarie www.unuci.es

©Riproduzione riservata













