Il pino canario, “figlio” delle eruzioni vulcaniche
L’adattazione del pino canario all’ecosistema lo ha reso resistente agli incendi ed eruzioni, risultato esso stesso di queste ultime, e successivamente alle quali si possono già ammirare i primi germogli verdi tra alcuni esemplari vicini al Vulcano de La Palma.
L’ultima eruzione avvenne il 19 settembre 2021, rimase attiva per 85 giorni.
Proveniente dall’ecosistema mediterraneo, scomparve dall’Europa alla fine del periodo terziario, quando l’attività vulcanica nel continente cessò, per rimanere solo nelle zone in cui resistevano alcuni vulcani attivi, come spiegato all’agenzia EFE da Luis Gil, Biologo e Dottore in Ingegneria forestale.
Queste cellule parenchimali, ed assiali – poiché si trovano nell’asse di quello che è il tronco principale e i rami primari-, sono “esclusive di questo pino e si sono adattate molto bene durante dodici milioni di anni di eruzioni”, come conferma ad EFE il ricercatore del CSIC Manuel Nogales.
Stando alle sue stesse parole, “quello che constatiamo con l’ultima eruzione è che questo pino si adatta bene alle eruzioni vulcaniche e quindi resiste anche agli incendi boschivi”.
Tuttavia, sia il ricercatore del CSIC che il Professore dell’UPM concordano nell’affermare che gli incendi naturali nelle Isole Canarie non sono molto diffusi.
Il fulmine che li provoca difatti è solitamente accompagnato da una grande quantità d’acqua e per questo “non è logico pensare che si verifichino grandi incendi naturali” sulle isole.
Nel caso del vulcano Cumbre Vieja (isola La Palma), l’estensione dei pini colpiti è stata “alquanto differente”.
Nel caso dei pini colpiti dai piroclastici, già dopo circa tre mesi si potevano vedere germogli verdi in quelli situati proprio sul bordo di uno dei crateri, come riportato ad EFE da Ángel Palomares, Direttore del Parco Nazionale della Caldera de Taburiente, a La Palma.
Si tratta di pini che “erano rimasti senza rami, quasi senza corteccia”, ma che non sono morti; quelli che invece erano stati sommersi completamente dalle colate non sono sopravvissuti.
L’esistenza di tre aghi per brachiblasto è un’altra caratteristica peculiare di questo pino rispetto a quelli peninsulari, che normalmente ne hanno due; inoltre è un pino più alto, che può raggiungere i 60 metri di altezza, come conferma Palomares.














