Quando un figlio non ascolta, il problema non è sempre la disobbedienza.
ascolta l’intervista completa realizzata da Beppe Tuoto su Ciesse Radio Canarie
«Mio figlio non mi ascolta»:
è una delle frasi più frequenti pronunciate dai genitori, spesso accompagnata dalla sensazione di aver già spiegato, ripetuto, insistito e tentato ogni possibile strategia.
Eppure, dietro il silenzio, l’opposizione o la mancata collaborazione di un bambino o di un adolescente possono nascondersi realtà molto diverse dalla semplice disobbedienza.
Farsi ascoltare dai figli: scopri i 3 principi per costruire un dialogo che dura nel tempo.
Se un figlio è stanco, emotivamente sovraccarico, profondamente concentrato in un’attività, sarà incapace di gestire troppe richieste contemporaneamente, oppure potrà reagire non tanto alle parole dell’adulto, quanto al tono, alla tensione e all’impazienza con cui vengono pronunciate.
La ricerca sullo sviluppo infantile mostra infatti che le capacità di attenzione, pianificazione, controllo degli impulsi e regolazione emotiva maturano progressivamente e che l’ambiente familiare partecipa significativamente allo sviluppo di queste competenze. L’Emozionologia invita quindi a compiere un primo cambiamento di prospettiva: prima di giudicare il comportamento del figlio, occorre imparare a osservarlo e domandarsi che cosa stia comunicando attraverso quel comportamento.
Quindi, come farsi ascoltare dai figli : scopri i 3 principi per costruire un dialogo che dura nel tempo.
La comunicazione con i figli comincia dallo stato emotivo del genitore.
Possiamo scegliere le parole più corrette, ma se vengono pronunciate con irritazione, fretta o aggressività, il messaggio che arriverà al figlio sarà inevitabilmente influenzato dalla qualità emotiva della relazione.
Per questo, nell’ottica dell’Emozionologia, l’educazione al linguaggio emozionale comincia prima ancora di parlare. Comincia quando il genitore impara a riconoscere ciò che sta provando, rallenta la risposta automatica e si domanda quale intento stia guidando il proprio intervento. Voglio soltanto ottenere obbedienza oppure desidero insegnare responsabilità? Sto cercando di controllare mio figlio o di accompagnarlo verso una maggiore autonomia?
Fermarsi qualche istante, respirare, osservare il proprio stato interiore e quello del bambino permette di formulare richieste più chiare, adeguate all’età e realisticamente comprensibili.
Farsi ascoltare, allora, non significa aumentare il volume della voce o moltiplicare le spiegazioni, ma creare le condizioni affinché il messaggio possa essere ricevuto. È qui che la genitorialità diventa un autentico percorso di crescita: educare un figlio richiede inevitabilmente all’adulto di educare anche la propria capacità di sentire, comprendere e scegliere come rispondere.
Il “filo d’oro”: educare significa proteggere la relazione mentre si pongono i limiti.
Una relazione familiare sana non è una relazione senza conflitti. Genitori e figli possono arrabbiarsi, sbagliare, non comprendersi e attraversare momenti di distanza; ciò che fa la differenza è la capacità di mantenere il limite senza umiliare, riconoscere le emozioni senza giustificare ogni comportamento e riparare la relazione quando qualcosa si rompe.
Un genitore può dire: «Non accetto quello che hai fatto, ma continuo a volerti bene», insegnando così una delle competenze emotive più importanti della vita: distinguere il valore della persona dal comportamento che deve essere corretto.
L’Emozionologia definisce simbolicamente questa continuità relazionale come un “filo d’oro”, costruito attraverso migliaia di piccoli momenti di ascolto, presenza, responsabilità, errori riconosciuti e parole capaci di riaprire il dialogo. Farsi ascoltare dai figli, in definitiva, non significa trovare una tecnica per ottenere obbedienza, ma costruire una relazione nella quale il bambino possa imparare gradualmente ad ascoltare se stesso, comprendere le proprie emozioni, rispettare gli altri e diventare autonomo.
Forse la domanda più importante non è «Come posso fare in modo che mio figlio mi ascolti?», ma «Quale relazione sto costruendo oggi perché, anche domani, mio figlio senta di poter continuare a parlare con me?».
Klaudia Fliegelova– fondatrice di Emozionologia
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