Tenerife, Etna e Vesuvio: confronto tra sistemi vulcanici attivi
Il confronto tra il vulcano Teide e due tra i più noti e attivi vulcani italiani, l’Etna e il Vesuvio, permette di esplorare differenze e analogie.
Non solo dal punto di vista geologico, ma anche in termini di rischio, impatto umano e gestione emergenziale.
Questi tre giganti della geodinamica mediterranea ed atlantica rappresentano modelli vulcanici diversi, ciascuno con un’identità propria e una lunga storia eruttiva alle spalle.
Tipologie vulcaniche a confronto: stratovulcano, scudo e caldera complessa
Il Teide, con la sua struttura imponente, è classificato come stratovulcano.
Una montagna formata da strati alterni di lava solidificata, pomici e ceneri vulcaniche, frutto di un’attività esplosiva e effusiva alternata.
È comparabile in questo, più al Vesuvio che all’Etna, il quale si comporta in modo più effusivo e regolare, con colate laviche basaltiche frequenti e poco esplosive.
Il Vesuvio, invece, è anch’esso uno stratovulcano, ma con caratteristiche esplosive più marcate rispetto al Teide.
Caratteristiche dovute alla composizione del magma più viscoso e ricco di gas.
È noto per l’eruzione catastrofica del 79 d.C., che distrusse Pompei ed Ercolano, e per l’eruzione del 1944, l’ultima ad oggi registrata.
L’Etna, con una struttura a scudo sovrapposta a un complesso stratificato, è uno dei vulcani più attivi del mondo, con eruzioni quasi annuali.
Tuttavia, la maggior parte di queste sono effusive, con emissione di lava fluida e rischio relativamente contenuto per i centri abitati circostanti.
Sebbene il danno a infrastrutture e coltivazioni sia ricorrente.
Profondità e dinamica delle camere magmatiche
La camera magmatica del Teide si trova a profondità significative, tra i 5 e i 15 chilometri, e mostra una struttura bifasica.
Una riserva profonda più stabile e una più superficiale più soggetta a pressioni variabili, simile a quanto osservato all’Etna.
Nel Vesuvio, invece, la camera è più superficiale (3-6 km), il che spiega l’elevata esplosività storica e il potenziale rischio di eruzioni pliniane devastanti (fonte: INGV – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia).
Studi pubblicati su Bulletin of Volcanology indicano che le dinamiche del Teide potrebbero portare a lunghe fasi quiescenti, interrotte da eventi esplosivi improvvisi.
Una configurazione che lo rende particolarmente insidioso dal punto di vista del preavviso eruttivo (fonte: Springer – Bulletin of Volcanology).
Densità abitativa
L’area metropolitana di Napoli, situata a pochi chilometri dal Vesuvio, è una delle più densamente popolate d’Europa in zona vulcanica attiva.
Più di 600.000 persone vivono nella cosiddetta zona rossa identificata dal Piano di emergenza nazionale.
Zona che sarebbero soggette a evacuazione obbligatoria in caso di allerta. La vulnerabilità sociale e infrastrutturale in questa zona è altissima.
L’Etna, pur lambendo grandi città come Catania, presenta una densità inferiore nelle immediate vicinanze del cratere.
Un’esperienza secolare di convivenza con le sue eruzioni ha permesso una gestione più rodata del rischio, con sistemi di deviazione delle lave e una rete di osservatori vulcanici di eccellenza.
A Tenerife, il numero di residenti esposti al rischio vulcanico diretto è relativamente inferiore.
Ma va considerata la forte presenza turistica stagionale e la dislocazione urbana concentrata nella parte nord e sud dell’isola.
I comuni di La Orotava, Icod de los Vinos, Granadilla de Abona e Puerto de la Cruz sarebbero i più vulnerabili a una futura eruzione del Teide o dei centri vulcanici secondari.
Sistemi di allerta
L’Italia dispone di un sistema avanzato di protezione civile multilivello, che ha gestito con successo episodi come l’eruzione dell’Etna del 2001.
Le crisi sismiche nei Campi Flegrei e l’ultimo episodio eruttivo del Vesuvio.
Anche la rete INGV, con le sue sale operative 24/7, rappresenta un esempio internazionale di eccellenza nella sorveglianza sismico-vulcanica.
A Tenerife, invece, la sorveglianza è garantita da Involcan e IGN, con stazioni GPS, spettrometri mobili e sensori infrasonici.
Tuttavia, la comunicazione del rischio ai turisti resta una delle sfide aperte, a causa della barriera linguistica e della scarsa conoscenza del vulcano da parte di chi visita l’isola per brevi periodi.
Gli effetti delle eruzioni sulle persone
Un’altra dimensione cruciale è quella degli effetti psicologici e sociali che un’eruzione può generare sulla popolazione locale.
Studi condotti dopo l’eruzione del 2021 a La Palma, ad esempio, hanno evidenziato aumenti di disturbi post-traumatici, ansia generalizzata e depressione, soprattutto tra i residenti evacuati e tra i bambini (fonte: The Lancet Regional Health – Europe).
Situazioni simili si sono verificate anche durante la crisi del Vesuvio nel 1984, quando un’allerta generalizzata portò a evacuazioni preventive.
Generando paura e incertezza, in assenza di eruzione.
Anche sull’Etna, eventi eruttivi notturni, rumori vulcanici e tremori continui influenzano la qualità del sonno e la percezione di sicurezza degli abitanti.
A Tenerife, la memoria dell’eruzione del Chinyero è ancora presente nella cultura orale, ma la generazione attuale non ha esperienza diretta di eventi vulcanici distruttivi.
Questo crea un paradosso di percezione del rischio: un’elevata fiducia nella sicurezza, accompagnata da una scarsa consapevolezza reale delle conseguenze di un’eruzione.
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