ascolta l’intervista realizzata da Ciesse Radio Canarie
Ci sono bambini che non chiedono troppo, non creano problemi, sembrano maturi, attenti, profondi, sensibili, custodi emotivi della famiglia.
E spesso vengono definiti così: “è un bambino speciale, così sensibile…”
Ma dietro quella sensibilità, a volte, si nasconde ruolo invisibile, che nessuno assegna ufficialmente… ma che il bambino sente di dover ricoprire per tenere insieme l’equilibrio relazionale della famiglia.
Questo fenomeno ha un nome preciso: parentificazione emotiva. È una dinamica in cui il bambino assume responsabilità emotive diventando supporto per il genitore. È lì che nasce il “figlio sensibile custode”.
Quando il bambino sente troppo… e si adatta.
Succede lentamente: il bambino percepisce che la mamma è triste, che il papà è stressato, che in casa c’è tensione. E allora, senza che nessuno glielo chieda, fa una scelta inconscia: “Se sto attento, se non disturbo, se capisco… forse tutto sarà più stabile“, ecco come il bambino sensibile diventa il custode emoztivo della famiglia.
Così inizia a:
– trattenere le proprie emozioni
– essere sempre “bravo”
– mediare i conflitti
– ascoltare più di quanto venga ascoltato
Diventa quello che calma, che comprende, che regge. In altre parole diventa il contenitore emotivo degli altri.
Il prezzo invisibile della maturità precoce.
All’esterno, questo bambino appare forte, responsabile, empatico e in parte lo è davvero, ma dentro di lui succede altro: non ascolta i suoi bisogni, non può farlo, i bisogni degli altri sono troppo importanti.
Quando un bambino impara a mettere da parte i propri bisogni per sostenere quelli degli altri, rischia di:
– perdere il contatto con ciò che sente
– sviluppare ansia e tensione interna
– sentirsi responsabile del benessere altrui
– crescere con il senso di dover “tenere tutto sotto controllo”
E soprattutto impara che amare significa prendersi carico, con gravi rischi per le sue relazioni adulte.
Da bambini sensibili ad adulti sovraccarichi.
Questi bambini diventano spesso adulti straordinari, empatici, affidabili, presenti.
Ma anche:
– stanchi
– iper-responsabili
– incapaci di chiedere aiuto
– facilmente sopraffatti
Perché dentro portano ancora quella convinzione silenziosa:“Se mollo io, crolla tutto.”
Emozionologia®: tornare al proprio centro.
Dal punto di vista di Emozionologia®, la sensibilità non è il problema, è una risorsa straordinaria.
Il punto è imparare a non usarla contro se stessi.
Un bambino, e poi un adulto, non dovrebbe essere il custode delle emozioni degli altri.
Dovrebbe prima di tutto essere in contatto con le proprie.
Guarire questa dinamica non significa smettere di essere sensibili.
Significa imparare a:
– riconoscere i propri confini
– distinguere “ciò che è mio da ciò che è dell’altro”
– dare spazio anche ai propri bisogni
Perché la vera evoluzione emozionale non è prendersi cura di tutti, è riuscire a prendersi cura senza dimenticare se stessi.
Quando un genitore si accorge che il proprio figlio sta entrando in una dinamica di parentificazione emotiva, cioè sta iniziando a prendersi carico emotivamente della famiglia, la cosa più importante da capire è questa: non è il bambino che deve adattarsi, ma l’adulto che deve riprendere il suo ruolo.
Ecco cosa è fondamentale fare, in modo chiaro e concreto:
1. Riprendere il proprio ruolo di adulto.
Il genitore deve tornare ad essere la base sicura, non il contrario: evitare di confidarsi col figlio come se fosse un amico. L’inversione di ruolo rompe un equilibrio fondamentale per lo sviluppo sano del figlio.
2. Proteggere il bambino dal carico emotivo.
Non tutto ciò che vive ilgenitore deve arrivare a lui: le difficoltà di coppia, le preoccupazioni, lo stress… vanno gestite tra adulti. Un bambino non ha ancora gli strumenti per reggere il peso emotivo degli adulti che gli può generare ansia e somatizzazioni.
3. Restituirgli il diritto di essere bambino.
Il bambino deve poter essere, spontaneo, imperfetto, anche vulnerabile.
Non deve sentirsi quello che tiene tutto insieme: quando il bambino diventa “troppo bravo”, spesso sta rinunciando a parti di sé per mantenere equilibrio familiare.
4. Riconoscere e validare le sue emozioni
E importante chiedergli come sta, ascoltarlo davvero, dargli spazio. Nella parentificazione il bambino impara a mettere da parte sé stesso: il lavoro è riportarlo al centro della propria esperienza emotiva.
5. Cercare supporto adulto.
Se il genitore è in difficoltà emotiva, è fondamentale rivolgersi a un professionista, il bambino non può e non deve essere il contenitore delle fragilità dell’adulto.
Un figlio sensibile non ha bisogno di essere più forte.
Ha bisogno di sentirsi tenuto, protetto, libero di sentire senza doversi occupare degli altri.
“Un bambino cresce sano quando può appoggiarsi all’adulto, non quando deve sostenerlo.”
Nota: Ti serve aiuto per comprendere meglio i tuoi comportamenti e capire le emozioni? Scrivimi: emozionologia@gmail.com.














