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Alle Canarie: 282 incidenti motociclistici, 34 mortali nel 2025

Non sono semplici cifre: dietro quei numeri ci sono persone, famiglie, storie spezzate.

I dati sugli incidenti stradali nelle Isole Canarie nel 2025 mostrano una realtà particolarmente drammatica per il mondo delle due ruote: 34 motociclisti hanno perso la vita sulle strade dell’arcipelago.

Si tratta di un incremento del 55% rispetto al 2024, quando le vittime furono 22, facendo del 2025 l’anno più tragico degli ultimi tempi per i motociclisti canari.

Record negativo

Ciò che rende questo dato ancora più allarmante è il fatto che tale record negativo si registri mentre il numero complessivo di incidenti è in lieve diminuzione.

Un paradosso inquietante che mette in luce una verità scomoda: anche se gli incidenti totali restano stabili o calano, la loro gravità, quando coinvolgono motociclette, è sempre maggiore.

Trentaquattro famiglie chiuderanno il 2025 con un dolore irreversibile e una ferita destinata a non rimarginarsi mai.

In totale, quest’anno si sono verificati 282 incidenti motociclistici, solo tre in meno rispetto al 2024 (-1,05%).

Di questi, 248 hanno provocato feriti (-5,7%) e ben 34 sono stati mortali, un bilancio che rende impossibile qualsiasi lettura ottimistica dei dati.

L’analisi per genere conferma una tendenza consolidata:

  • L’87% degli incidenti ha coinvolto uomini, anche se è significativo l’aumento dei sinistri che hanno visto protagoniste donne (+15%).
  • Tra le vittime, 31 erano uomini e 3 donne: numeri diversi, ma che dimostrano come la moto non faccia distinzioni di genere quando l’esito è fatale.

Il fine settimana resta il periodo più letale

Il 68% dei decessi è avvenuto tra sabati, domeniche e giorni festivi, rafforzando il legame tra uso ricreativo della motocicletta e aumento del rischio.

Uscite di gruppo, percorsi di montagna e una pericolosa illusione di controllo si mescolano troppo spesso a comportamenti eccessivi che sfociano nella tragedia.

Da Canariasenmoto lanciamo un appello urgente e senza ambiguità: la sicurezza dei motociclisti non può ricadere esclusivamente sulle loro spalle.

È una responsabilità condivisa che coinvolge conducenti, istituzioni, gestori delle infrastrutture, media e l’intera società.

La motocicletta è libertà, passione e spirito di comunità. Ma è anche responsabilità.

Perché ogni motociclista che non fa ritorno a casa è un monito per tutti noi: come società, qualcosa non sta funzionando.

E perché nessuna statistica, per quanto piccola possa sembrare, potrà mai giustificare una vita persa su due ruote.

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